GRADUATORIA CASE POPOLARI

No alle discriminazioni tra italiani e stranieri sui documenti da presentare e sul punteggio legato alla residenza

I documenti da presentare per il bando ERP, che attestano di non avere proprietà in un altro Paese devono essere uguali per i cittadini europei ed extraeuropei, lo ha stabilito il Tribunale di Ferrara in seguito ad un ricorso, promosso contro il Comune, da due donne sostenute dall’Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione e dall’associazione Altro Diritto.

La giunta ferrarese aveva stabilito che i cittadini extraeuropei dovessero presentare documenti del Paese di origine che dimostrassero di non avere proprietà, poi di tradurli, tutto a proprie spese, per avere accesso al bando per le case popolari. Per i cittadini europei invece bastava una autodichiarazione per certificare di non avere proprietà all’estero.

Su questo punto il tribunale accogliendo il ricorso ha dichiarato che:
“Chiedere, ai soli cittadini di paesi extraeuropei, la produzione di una documentazione aggiuntiva (peraltro particolarmente gravosa) rispetto a quella richiesta ai cittadini UE e italiani, in ordine all’impossidenza di beni al di fuori del territorio italiano con riguardo al “paese di origine”, integra una irragionevole disparità di trattamento/discriminazione tra cittadini europei ed extracomunitari non motivata dalla finalità della disciplina relativa agli alloggi popolari né giustificata da ragioni di controllo sulle dichiarazioni rese dai candidati.”

Non solo, il Comune aveva anche stabilito nel bando che il tempo di residenza nel comune contasse 0,5 punti per ogni anno senza un limite massimo di punteggio, mentre gli altri criteri come il disagio economico, la presenza di un grande nucleo familiare avevano sia un tetto minimo che un tetto massimo di punteggio attribuibile potenzialmente inferiore se sommati insieme.

Questo portava alla situazione paradossale, come afferma lo stesso Tribunale “che un richiedente privo di qualsiasi particolare situazione di bisogno, per il solo fatto di essere residente in Ferrara da più di 16 anni (0,5 punti per anno) sopra avanzerebbe una famiglia che vive in condizioni inidonee, la famiglia in situazione di povertà e sotto sfratto e addirittura quella seguita dai servizi sociali per particolari situazioni di bisogno” creando una discriminazione tra cittadini ferraresi, italiani e stranieri.

la funzione sociale delle case popolari, come ricordato dalla Corte Costituzionale, è di garantire un diritto fondamentale, quello alla casa, alle persone in difficoltà economica, ed è proprio questa la ragione che deve essere principale per l’assegnazione degli alloggi. In conclusione la sentenza, richiamando sempre la Corte Costituzionale, dice che si può prevedere che il criterio della residenza sia un elemento che concorra alla formazione del punteggio, ma ciò non può diventare un elemento determinante rispetto ad altri che rimangono più importanti nella valutazione complessiva.

Per questi motivi il comune di Ferrara è stato condannato a modificare il bando di assegnazione delle case popolari tenendo conto dei criteri sopra descritti e a pagare le spese legali.