BUONI SPESA

Condannato il comune di Ferrrara per discriminazione dei cittadini extra-UE

I cittadini extraeuropei non possono essere discriminati nell’accesso ai buoni spesa per il Covid-19, lo ha stabilito il Tribunale di Ferrara pronunciandosi su un ricorso presentato da un un gruppo di persone escluse dal beneficio, affiancate dall’Associazione degli Studi Giuridici sull’Immigrazione e dall’Altro Diritto, a causa dei criteri stabiliti dal Comune. 

 Il Comune di Ferrara, infatti, inserendo il requisito del possesso di documenti di soggiorno di lungo periodo per l’accesso ai buoni spesa, aveva escluso dal beneficio i titolari di permesso unico per lavoro e di lavoro autonomo, di studio, i titolari di protezione internazionale o nazionale, i richiedenti asilo e tutti gli altri stranieri presenti sul territorio. Il Giudice nella sua decisione ha sottolineato come a parità di condizione economica svantaggiata la discriminazione per nazionalità costituisca una violazione dei diritti fondamentali della persona e citando un’altra pronuncia del Tribunale di Roma ha affermato che: “L’assistenza e la solidarietà sociale devono, dunque, essere riconosciute non solo al cittadino, ma anche allo Straniero; nei limiti in cui poi si rifletta sul diritto alla alimentazione, quale bisogno primario di ogni essere umano, la disciplina normativa finisce per incidere – e come tale ad essere valutata – su quel “nucleo irriducibile” di diritti fondamentali della persona che lo Stato deve riconoscere a tutti.” 

E’ stato confermato anche l’orientamento della Corte Costituzionale che pone un paletto fermo alla discriminazione su base nazionale e di residenza che precluda il soddisfacimento di bisogni primari della persona, sanzionando quelle norme che mirano a creare in questo ambito una gerarchia tra cittadini italiani e stranieri. Per queste ragioni il Tribunale ha ordinato al Comune di Ferrara di riformulare i criteri ingiustamente discriminatori consentendo la riapertura dei termini per le domande di accesso ai buoni spesa e condannato il Comune al pagamento delle spese processuali.

Grazie a questa decisione si aprono sempre più spazi per i cittadini extra UE di far valere i propri diritti violati da scelte discriminatorie degli enti pubblici nell’erogazione di sussidi contro la povertà.